La Pizza a Fiamma di Vejano nasce per essere aperta in due e farcita mentre è ancora fumante, lasciando che il calore della pizza sciolga i grassi e sposi i profumi del condimento. Nel corso degli anni, le osterie e le tavole del paese hanno consacrato alcuni abbinamenti storici, legati ai prodotti tipici della Tuscia.
Ecco i modi tradizionali (e immancabili) per gustarla:
È l'abbinamento per eccellenza, quello che troverete sempre durante la storica Sagra del paese o nelle trattorie locali come la pizzeria "Al Capifuoco". La cicoria di campo, ripassata in padella con aglio, olio e peperoncino, incontra la sapidità della salsiccia di maiale locale cotta alla brace o sbriciolata. L'amaro della cicoria contrasta perfettamente la dolcezza dell'impasto e la grassezza della salsiccia.
Nelle merende contadine del dopoguerra o nei ricordi d'infanzia dei vejanesi, la pizza a fiamma si accompagnava semplicemente con un bel pezzo di mortadella (la classica "pizza e mortazza") o con il prosciutto crudo saporito della Tuscia. Il calore della pizza appena sfornata scalda l'affettato, sprigionando un profumo irresistibile.
Un'alternativa più fresca e delicata, ma altrettanto legata al territorio, prevede la farcitura con ricotta vaccina o di pecora freschissima, spesso accompagnata da erbe spontanee di campo o verdure grigliate.
Come scrive il poeta locale nel suo componimento in dialetto: “...se magna calda, ripiena con verdure di campo, con salciccia, con ricotta, o mangiata così, in purezza, gustando ad ogni morso un bel pezzo di storia vejanese”. Mangiarla calda, senza alcun condimento, permette di apprezzare al massimo il sentore del grano biologico, la leggera nota acida del lievito madre e il profumo del legno del forno.
Se gli ingredienti e la lievitazione costituiscono l'anima della Pizza a Fiamma, è la cottura a compiere la magia. Questa preparazione si differenzia da qualsiasi altra pizza o focaccia proprio per il suo rapporto diretto e violento con il calore e il fuoco vivo.
A differenza del pane, che richiede una cottura a "forno spento" con calore omogeneo e costante, la Pizza a Fiamma ha bisogno del contrario: una fiamma alta, idonea a sviluppare calore radiante immediato.
Il disciplinare descrive questo processo in modo molto rigoroso:
L'Infornata: Le pizze, stese manualmente fino a ottenere una forma ovale o allungata, vengono adagiate direttamente sul piano del forno a legna (il "suolo").
La Vicinanza alla Fiamma: La cottura deve avvenire nella parte del forno adiacente alla bocca o comunque in prossimità della fiamma viva, alimentata dalle frasche o dal legno locale.
Shock Termico (1-3 Minuti): Il tempo di cottura è rapidissimo, varia da 1 a 3 minuti complessivi. Sotto l'intensità di questo calore ravvicinato, l'umidità interna dell'impasto evapora istantaneamente, facendo gonfiare la pizza come un palloncino.
Quando la pizza viene sfornata con la pala di legno, deve rispondere a precisi requisiti visivi e tattili:
Forma: Ovale o allungata con bordi irregolari tipici della lavorazione artigianale.
La Crosta: Lo spessore massimo della crosta esterna non deve superare i 3 mm. Deve essere friabile, croccante e presentare le caratteristiche bolle o bruciature superficiali causate dalla vicinanza della fiamma.
L'Interno: La pizza deve essere vuota all'interno, priva di mollica spessa, creando la perfetta "tasca" naturale pronta per accogliere il condimento.
L'autentica Pizza a Fiamma di Vejano non ammette scorciatoie. La sua straordinaria leggerezza e digeribilità sono il risultato di una formula antica che valorizza la qualità delle materie prime e il rispetto dei tempi naturali della panificazione.
Ecco gli ingredienti e la procedura ufficiale, codificati secondo il Disciplinare di Produzione dell'Associazione VEIANO.IT.
Farina: Di grano tenero locale. (Nota storica: nel 2012 l'associazione ha promosso la coltivazione biologica dello storico Grano Tenero biologico locale a Vejano per garantire una filiera cortissima).
Acqua: Idratazione tra il 50% e il 55% sul peso della farina.
Lievito: Naturale (Lievito Madre) in percentuale dal 15% al 20%, oppure lievito di birra (massimo 1%).
Olio: Olio Extravergine di Oliva (0,20% circa).
Sale: Quanto basta.
Come ricorda la signora Santa Ravoni (classe 1919), che ha fatto la pizza a fiamma nel forno di casa per tutta la vita, il lievito madre era un vero e proprio tesoro di famiglia. Veniva tramandato di madre in figlia, custodito gelosamente al fresco e rinfrescato a ogni panificazione. Si trattava di un impasto acido e spugnoso che si rinnovava e si rigenerava continuamente, accrescendo di volta in volta la sua forza lievitante.
Secondo il disciplinare, la lievitazione deve seguire due momenti precisi per garantire la consistenza ottimale:
Prima Lievitazione: Dopo aver impastato energicamente gli ingredienti a mano o a macchina, la massa viene lasciata riposare a temperatura ambiente in un contenitore coperto per almeno 3 ore.
Seconda Lievitazione: L'impasto viene diviso in panetti (le "pagnotte"). Questa seconda fase di riposo deve durare almeno 15 minuti.
Solo dopo questo lungo e lento riposo si procede alla formatura manuale della pizza, pronta per affrontare la prova del fuoco.
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